Romanzo breve: prevedibilissima commedia in pantomima musicale

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Una compagnia padovana al suo debutto al XVI Festival Teatro XS Città di Salerno, lo spettacolo ha un titolo rivelatore “Romanzo breve – Ovvero una prevedibilissima commedia romantica in pantomima musicale” di e con Ophelia and the Corò Nuts, cioè Cristina Maffia e Cristian Corò che sono sia in scena ma anche autori, insieme a Romina Ranzato che firma pure la regia.
Un lungo titolo per un breve romanzo, un condensato divertente e divertito di una storia d’amore, dai tratti comuni a tante storie, il cui testo scenico è un recitativo di voci, suoni e corpi in movimento, ma anche di oggetti che raccontano oltre che pantomima vivace e piena di sorprese.
Il quotidiano ritmo di vita di uno scrittore è travolto dall’irruzione in casa sua di un’aspirante attrice, determinata e piena di verve, messa fuori casa da un altro appartamento nello stesso condominio ed alla ricerca di nuova sistemazione.

In scena pochi oggetti, un piccolo intrico di scatole componibili, uno sgabello e listelli di legno trasformativi dell’ambiente, tutti oggetti che saranno utilizzati per assecondare i vari passaggi drammaturgici.
Si apre lo spettacolo mentre risuona il ticchettio di una macchina da scrivere quindi, dopo un’insistente bussata, una lei tutta all’opposto di un lui, introverso ed impacciato, a tratti anche balbuziente, irrompe nell’appartamento  dello scrittore. Oramai da sfrattata farà di tutto per essere ospitata, ma fino a quando? Non si scommetterebbe molto sul buon esito del progetto, ma l’intraprendenza femminile pagherà, infatti dopo poco convincenti e un po’ ridicole prese di posizione di lui, sull’assoluta inopportunità e voglia di ospitarla, le sarà accordata una notte di permanenza che si preannuncia lunga, frizzante e piena di imprevisti.
I due protagonisti, aspiranti nell’arte come nella vita, grazie ad uno strampalato corteggiamento ed un’impacciata resa, scriveranno e reciteranno ognuno il proprio romanzo d’amore, in quell’anonimo condominio di Mestre ed in quel claustrofobico e poetico microcosmo che è l’appartamento di lui.
Felice il nome dello scrittore, abitudinario e felice a modo suo, nello scrutare il firmamento con un telescopio, nell’osservare con un binocolo i vari condomini e nello scrivere astrusi componimenti poetici; Dalila è il nome di lei, nella vita mai troppo accomodata in una propria “zona di conforto” ma non per questo più felice e realizzata.
Un’ora e poco più di spettacolo, nel quale la loro diversità di temperamento e di stile di vita non sarà di ostacolo al racconto di una grammatica delle relazioni molto comune, che va dalla sintonia ai chiaroscuri più altalenanti al sempiterno anelito alla completezza; mentre tra risate e gag comiche ma anche momenti di più pacata riflessione, si potrà riflettere anche sulle proprie vicende sentimentali e sulle scelte personali, più o meno amaramente, a seconda della propria storia.
Lui è Cristian Corò, lei è Cristina Maffia, entrambi hanno dato prova di essere un congegno attoriale ben oleato, capaci di innestarsi l’un con l’altro, tra gesti, movimenti e tempi di recitazione, e di trasformare inanimati oggetti in corpi narranti di quella grammatica relazionale uomo/donna. Con la risata che scaturisce dalle originali situazioni create, dalle espressioni dei loro volti e dagli accordati movimenti che i due gestiscono in perfetto timing tra loro, un quadro per tutti quel filo di tessuto rosso che sgomitolato inscena un confine di spazio e di separazione tra i due estranei, costretti sotto lo stesso tetto per una notte, o per essere, in altro momento, elemento ora avvolgente ora soffocante della relazione. Oggetti che sono per incanto concrete occasione per esaltare i diversi passaggi drammaturgici, come per i legnetti snodabili che mimano ora una macchina da scrivere ora un telescopio astronomico che libera lo sguardo di lui verso il cielo, a scrutare stelle e costellazioni, evocando mondi e passioni coltivate in solitudine, che pur si vorrebbe condividere. Originalità della messinscena e bravura attoriale si fanno apprezzare, a fronte di una trama molto esile, più che altro un elastico narrativo per quel teatro di movimento che il duo artistico propone. La regia ha garantito ritmo e godibile divertimento nella prima parte dello spettacolo, il cambio del registro espressivo, fattosi serio nel ricreare difficoltà esistenziali e conflitti nella relazione, come spesso pur accade nella realtà, è stato a nostro avviso avvertito troppo tranchant e con un effetto di rallentamento inatteso ed eccessivo, gli arrangiamenti musicali, infine, sono di Ivan Di Noia ed i costumi di Caterina Riccomini. E come in tutte le storie sentimentali, un po’ folli e romantiche, ci si chiede se potrà essere mai quel telescopio a salvare la bellezza e l’amore nel mondo? Questa prevedibile commedia romantica vista al teatro Genovesi domenica 16 marzo 2025, la sua risposta forse la dà mentre per ogni spettatore sarà l’occasione per dare la sua di risposta, mentre si applaude tutti, convintamente, sul finale di spettacolo. 

Marisa Paladino

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