Claudio Di Palma agli “Incontri sul dialetto”

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Prosegue il ciclo di “Incontri sul dialetto” al MUSAP di Napoli, Fondazione Circolo Artistico Politecnico ETS, a cura del Comitato scientifico per la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano, istituito dalla Regione Campania e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival diretta da Ruggero Cappuccio e presieduta da Alessandro Barbano.

Claudio Di Palma

Le lingue del teatro

Claudio Di Palma, affermato attore, autore e regista teatrale e lirico, durante l’incontro su “Le lingue del teatro”, legge, nei dialetti napoletano, siciliano, veneziano, intense pagine da opere letterarie e cinematografiche di Ruggero Cappuccio, da “Desideri mortali” a “Delirio marginale”, da “Il sorriso di San Giovanni” a “Edipo a Colono”, spettacolo teatrale interpretato da Di Palma per la regia di Rimas Tuminas, a “Le ultime sette parole di Caravaggio”. Intenso, carismatico, l’attore dà musicalità ad ogni parola, ad ogni verso. Per Di Palma “La vita del dialetto dipende dall’uso ma anche dalla codificazione; rischia di sopravvivere perché viene parlato ma anche scritto; sono le due chiavi attraverso le quali la lingua può permanere. La frequentazione è ancora viva ma spesso la forma lascia a desiderare. Non saprei dire quale sia il vero napoletano. Posso dire che, se è una lingua viva, allora è in continua trasformazione con le sue varie declinazioni; si presenta in varie forme e contiene una sostanza di maggiore verità rispetto all’ortodossia e alla codificazione di una lingua teatrale in italiano. I dialetti, in particolare il napoletano, contengono un requisito in più che ci avvicina tanto al vero quanto al credibile”.

Il dialetto

Se la lingua italiana, per Ruggero Cappuccio, è una faccenda da studiosi, seriosa, analitica, e purtroppo non è più quella di D’Annunzio, Brancati, Pasolini, il dialetto a teatro ha un rapporto di carattere sinfonico, è lingua e suono. Quando gli stranieri pensano al teatro italiano vengono subito loro in mente Goldoni, Pirandello, Eduardo, Viviani, Moscato. I dialetti di Petito, De Simone, Spiro Scimone, Chiti, Testori, sul palcoscenico diventano lingua. “Arlecchino servitore di due padroni” è lo spettacolo teatrale più longevo. Anche se non ne comprendiamo la lingua lo viviamo come una sinfonia, come quando ascoltiamo il sublime Mozart. Tutto il vissuto degli antenati, la lingua del materno, la materia onirica e psicologica, la tradizione che si rigenera attraverso nuovi linguaggi, l’incontro tra elementi altissimi e il basso materiale, l’ironia: tutto questo e altro è il portato della lingua-dialetto a teatro che risuona dentro e oltre noi.

Prossimi incontri

Grande attesa per l’incontro su “Forma-canzone e storia della cultura a Napoli tra Otto e Novecento”, con Nunzio Ruggiero, lunedì 31 marzo.

Lunedì 14 aprile si parlerà di “Poesia contemporanea napoletana” con Bernardo De Luca e Carmen Gallo. Lunedì 28 aprile “Letture drammatizzate da testi di Ruggero Cappuccio” con Gea Martire. Grande attesa per lunedì 5 maggio, con “Il dialetto nelle mani del regista”, introduzione di Rita Librandi, con Mario Martone. E ancora eventi lunedì 12 maggio e lunedì 19 maggio. Eventi gratuiti e imperdibili.

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